Novena di Natale 2025 - "Credo la Chiesa"
In occasione della Novena di Natale 2025, la Chiesa Matrice di Modugno, propone un intenso cammino di riflessione spirituale ispirato al Concilio di Nicea, evento fondativo della fede cristiana.
Il significato della Missione popolare parrocchiale
domenica 4 gennaio 2026
Con la celebrazione del 6 gennaio, presieduta dall’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano presso la Chiesa Matrice di Modugno, ha inizio la Missione popolare parrocchiale che tutta la comunità si appresta a compiere in uno spirito di riflessione e di rinnovamento.
La missione è un tempo speciale di grazia per tutta la comunità e non consiste solo in una serie di incontri o celebrazioni, ma un vero invito a riscoprire il cuore della fede e il senso di appartenenza alla Chiesa.
Attraverso la missione, la parrocchia esce da sé stessa per andare incontro alle persone, là dove vivono, lavorano e soprattutto soffrono.
È un annuncio semplice e diretto del Vangelo, rivolto a tutti: a chi frequenta assiduamente la comunità e a chi si è allontanato o vive la fede con fatica. La missione ricorda che la Chiesa non esiste per sé, ma per portare a tutti la buona notizia dell’amore di Dio, diventando anche tempo di ascolto e di riconciliazione che aiuta a rileggere la propria vita alla luce della Parola di Dio, a ritrovare la fiducia, e a sanare ferite personali e comunitarie.
Le celebrazioni, la preghiera, la visita alle famiglie e l’incontro con i più fragili diventano segni concreti di una Chiesa vicina, accogliente e misericordiosa, che restano anche dopo la chiusura della missione perché il suo vero significato è lasciare un seme che continui a crescere nel tempo: una comunità più unita, più consapevole della propria vocazione e più responsabile nell’annuncio del Vangelo.
È un invito, oltre che un’opportunità, a rinnovare la vita cristiana quotidiana, perché ogni battezzato diventi testimone credibile di speranza nel proprio ambiente di vita e nella comunità in cui opera.
mp
venerdì 13 febbraio 2026
La missione parrocchiale che abbiamo vissuto nelle scorse settimane attraverso la distribuzione di questionari alla cittadinanza non è stata soltanto un’iniziativa organizzativa, né un semplice momento di consultazione è stata, prima di tutto, un’esperienza di una Chiesa in cammino, una presenza discreta, ma concreta, nelle strade e nelle case del territorio della Chiesa Matrice, cuore storico e spirituale della nostra città.
Bussare alle porte delle famiglie, con un pizzico di emozione, ha significato uscire dalle mura rassicuranti della parrocchia per incontrare la vita reale, con le sue luci e, soprattutto, le sue ombre.
Ogni questionario, preparato con dovizia di particolari per sondare la fede della nostra comunità, è diventato un’occasione preziosa per il dialogo; ogni incontro, anche breve, si è trasformato in un momento di ascolto e di condivisione.
Non si è trattato, semplicemente, di raccogliere opinioni o suggerimenti, ma di far sentire la presenza viva di una comunità che desidera interrogarsi, migliorare e mettersi al servizio. Non sono state molte le occasioni che ci hanno accolto in casa ma, comunque, in molti casi abbiamo percepito con gratitudine l’affetto e la stima che la cittadinanza continua a nutrire verso la Chiesa Matrice. Questa testimonianza ha rinnovato in noi la certezza che resta un punto di riferimento non solo religioso, ma anche culturale e identitario per il nostro territorio, soprattutto per la fiducia e la stima che riversa nei confronti del suo parroco, don Nicola Colatorti.
Il legame tra la parrocchia e la città rappresenta quindi una ricchezza preziosa: due realtà diverse, ma entrambe chiamate a prendersi cura delle persone, ciascuna secondo le proprie specificità e competenze e tutto questo, quando diventa piena sintonia, diventa un segno di maturità civile e spirituale che non può che rendere più forte la nostra comunità.
La missione ci ha consegnato anche un’immagine più silenziosa e, forse, più dolorosa della nostra città: quella della solitudine. In numerose abitazioni ad accoglierci non sono stati i familiari, ma le badanti, presenza preziosa e generosa accanto a tanti anziani. Questo dato, ripetuto con frequenza, ci ha fatto riflettere molto perché, dietro quelle porte abbiamo colto la fragilità di chi vive gli anni della vecchiaia spesso lontano dai propri affetti più stretti; abbiamo avvertito il bisogno di fare di più per venire incontro a tanta solitudine e per avvertire tali sensazioni, in alcuni casi casi bastavano poche parole per comprendere quanto sia importante.
Abbiamo assunto la consapevolezza che il contatto umano resta il vero centro di questo tipo di esperienza, in un tempo in cui molte relazioni sono diradate dalla tecnologia e in cui cresce il rischio dell’isolamento; è proprio in tale scenario che la visita personale assume un significato ancora più forte perché, poter andare incontro alle persone, guardarle negli occhi, ascoltare senza interrompere, significa restituire dignità e attenzione con un gesto semplice, ma profondamente il linea con quella che papa Francesco ha definito Chiesa in uscita. Questa missione ha rappresentato anche un banco di prova per noi operatori pastorali della Chiesa Matrice, ha richiesto coordinamento, disponibilità, spirito di sacrificio, ma soprattutto spirito di unità che è quello che si deve costruire all’interno di ciascuna parrocchia, nella consapevolezza che se c’è sinergia tra coloro che operano in settori così delicati come quello spirituale, se c’è coesione e rispetto reciproco, allora il servizio offerto alla comunità diventa più efficace e più autentico. L’ascolto è un aspetto importante che però non deve essere rivolto soltanto verso l’esterno, ma deve essere praticato anche tra di noi perché quando una comunità impara a dialogare al proprio interno diventa capace di dialogare ancora meglio con il territorio. L’auspicio è che la missione non si esaurisca con la semplice distribuzione dei questionari, ma diventi l’inizio di un processo. Un cammino da affinare attraverso le risposte che giungeranno, le osservazioni raccolte e le impressioni maturate; un percorso che dovrà tradursi in scelte concrete, capaci di generare nuovi itinerari e di alimentare una rinnovata visione pastorale. Solo così l’esperienza non resterà un episodio isolato, ma potrà trasformarsi in uno stile permanente, in un modo stabile di ascoltare, discernere e agire.
Vi è poi un altro aspetto che merita di essere sottolineato: questa iniziativa può diventare un modello da proporre anche in altri contesti. L’esperimento della missione sul territorio dimostra che una Chiesa attenta, capace di interrogarsi e di ascoltare, può offrire un servizio sempre più efficiente alla cittadinanza: non si tratta di sostituirsi alle istituzioni civili, ma di collaborare, ciascuno nel proprio ambito, per il bene comune.
Mostrare una Chiesa vicina alle esigenze di chi soffre, attenta alle fragilità, capace di intercettare i bisogni nascosti, significa rendere visibile il volto di una comunità che non si chiude ma si apre, e forse proprio la solitudine incontrata nelle case ci chiede di pensare nuove forme di presenza: visite periodiche agli anziani, momenti di incontro, reti di solidarietà più strutturate.
In definitiva, questa missione ci ha ricordato che la pastorale non si misura soltanto nelle celebrazioni o nelle attività programmate, ma nella qualità delle relazioni che sappiamo costruire perché dove c’è ascolto nasce fiducia, dove c’è prossimità cresce la speranza, e dove una comunità si sente visitata e considerata, lì la Chiesa compie davvero la sua missione più profonda.La strada è ancora lunga, ma l’esperienza vissuta ci incoraggia: abbiamo bussato alle porte delle case; ora siamo chiamati a continuare a bussare alle sensibilità delle persone, con umiltà, costanza e spirito di servizio. Un pensiero di gratitudine sincera desidero rivolgere alle mie amiche di viaggio, Arcangela (Maglie) e Mariella (Fiorenza), che sono state per me compagne di viaggio preziose lungo tutto il cammino della missione. La loro presenza, la loro disponibilità, mi ha dato il coraggio che all’inizio non avevo e reso le visite più serene rendendo tutto più autentico e partecipato. Arcangela e Mariella mi hanno regalato proprio questo: serenità, equilibrio e un profondo senso di appartenenza alla comunità. A loro, quindi, va il mio grazie più autentico, perché hanno dimostrato che la missione non si vive da soli: si costruisce insieme, nella fiducia e stima reciproca e, soprattutto nella gioia di condividere il bene, per tutta la comunità per la quale siamo stati chiamati a compiere la nostra missione.
mp
15 dic 2025 00:46
In occasione della Novena di Natale 2025, la Chiesa Matrice di Modugno, propone un intenso cammino di riflessione spirituale ispirato al Concilio di Nicea, evento fondativo della fede cristiana.