Confraternita Santissimo Sacramento

Modugno

Ascolta il brano, Tantum ergo Sacramentum (Danilo Sacco, Nomadi)

La Confraternita del Santissimo Sacramento di Modugno è stata eretta canonicamente nel XVI secolo, riconosciuta civilmente il 12 dicembre 1935. Ha sede presso la Parrocchia Maria Santissima Annunziata di Modugno, sita in Piazza del Popolo, 1 - Modugno


Brevi notizie di carattere storico

— Origine antica del culto eucaristico a Modugno

Il culto del Santissimo Sacramento, nella Chiesa Matrice di Modugno, ha radici molto antiche: secondo alcune fonti, già agli inizi del Quattrocento vi sono attestazioni nei documenti dell’Archivio Capitolare di Modugno.

— Costruzione del Cappellone del Santissimo

Nel corso del Seicento, precisamente nel 1642, è stato aggiunto un cappellone laterale alla Chiesa Matrice (Maria SS. Annunziata) proprio dedicato al Santissimo Sacramento. Questo cappellone è separato dalla navata principale tramite una balaustra in marmo intarsiato e una cancellata in ferro battuto, segno che era pensato come spazio riservato e sacro.  

— Notizie storiche sulla fondazione  

L’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento nella chiesa Matrice di Modugno è ufficialmente attiva sin dal 30 marzo 1764 (Mons. N. Milano, Memorie storiche, Edizioni Levante Bari, 1967, p. 168) data in cui viene indicata come responsabile della «cura» del cappellone del Santissimo, allo scopo di «aumentare il decoro del culto dell’Eucaristia».

— Simbolismo e spiritualità del cappellone

Il cappellone è decorato con iscrizioni simboliche molto significative: per esempio, sull’arco che introduce al presbiterio si possono leggere iscrizioni come Venite et bibite vinum meum (Venite e bevete il mio vino-sangue sangue), e Salutaris Ostia (l’Ostia salutare), che richiamano apertamente il mistero eucaristico.  (Fonte: Archivio storico Nuovi Orientamenti).

 

Gli elementi fondanti


FORMAZIONE 

ESEMPIO

MISSIONE

Il ruolo della formazione nella Confraternita.

 

La formazione, (intesa come liturgica, teologica e spirituale) non è un accessorio, ma il presupposto essenziale, che qualifica la nostra Confraternita, assolutamente necessaria per acquisire una «fede consapevole» in modo superare il rischio di vivere la propria appartenenza come semplice tradizione o folclore e, soprattutto, per attribuire un fondamento teologico alle nostre iniziative.

Un’adeguata formazione consente di prendere parte, in modo attivo, alla Liturgia, per esercitare adeguatamente i ruoli nelle diverse celebrazioni, per partecipare in modo attivo e decoroso alle processioni, evitando ogni forma di protagonismo e garantendo l’armonia con le direttive diocesane.

La costanza nella formazione non si esaurisce con il noviziato, ma deve essere costante e permanente in tutte le forme che saranno individuate nel corso del tempo, per consentire una crescita spirituale continua: la vita di fede è un cammino, non una meta, e la formazione costante assicura il rinnovo nel nostro impegno, adeguato alle esigenze e ai mutamenti della nostra società, purtroppo ormai «secolarizzata». La formazione aiuta la Confraternita e i suoi aderenti ad affrontare e interpretare i «segni dei tempi» (le sfide di carattere etico, sociali e culturali del momento) in sintonia con l’insegnamento della Chiesa, mantenendo viva e attuale la propria missione storica (pensiamo ai temi dell’Intelligenza artificiale, sull’etica della salute, bioetica); una fede consapevole consente di avvicinarsi in modo adeguato agli aspetti più importanti del nostro tempo.

 Attraverso la formazione si possono esprimere, con lucidità e competenza, le tradizioni legate alla pietà popolare, all’organizzazione di processioni, soprattutto al decoro e culto del Santissimo Sacramento, atteso che l’azione che ne scaturisce dalla spiritualità coltivata dalla formazione, costituisce l’identità stessa della Confraternita.

In sintesi, investire nella formazione significa investire nel futuro del nostro sodalizio e, soprattutto, nella vivacità del nostro culto, affinché la nostra testimonianza possa risuonare forte e chiara, oggi e per sempre.

L'esempio che testimonia: vivere la fede per renderla credibile

 

Aderire alla Confraternita del Santissimo Sacramento significa scegliere di vivere la propria fede in modo pieno, visibile e responsabile. È un impegno che trasforma la vita e la orienta verso una testimonianza cristiana autentica e coerente, radicata nell’amore per l’Eucaristia.
È necessario, per rendere visibile la propria fede, viverla non solo come esperienza personale, ma anche come testimonianza comunitaria; farne parte significa dichiarare, con umiltà e coraggio, che Cristo Eucaristia è il centro della propria vita.
La testimonianza cristiana nasce dall’incontro con Cristo. La Confraternita del Santissimo Sacramento sostiene valori come preghiera, servizio e carità nella vita quotidiana, creando una comunità accogliente e rispettosa della Tradizione cristiana. Promuove, ove possibile, aiuto concreto verso tutte le povertà, specialmente verso i più fragili, trasformando così la carità in azione, nella consapevolezza che fede si possa rafforzare anche condividendo il cammino con altri nell’offrire il nostro sostegno.
Diventare luce nella propria comunità significa essere segno di speranza: in famiglia, al lavoro e nella società, in parrocchia, sempre con discrezione e con un comportamento ispirato al Vangelo.
Aderire alla nostra Confraternita vuol dire sostenere una tradizione consolidata di devozione all’Eucaristia; mantenerla viva oggi significa intraprendere un cammino di fede e servizio che arricchisce la comunità e, soprattutto, consente di vivere il Vangelo portando speranza e spirito di fraternità nella vita di tutti i giorni.

La Missione: Testimoniare l'Amore di Cristo nella Comunità.

 

Fare parte della Confraternita del Santissimo Sacramento significa accogliere una missione: vivere, custodire e testimoniare l’amore di Cristo presente nell’Eucaristia. È una scelta che orienta la vita e la inserisce in un cammino di servizio, spiritualità e responsabilità verso la comunità e la Chiesa. Questo nostro impegno rappresenta uno dei valori più alti e qualificanti della vita di una confraternita, perché ne esprime la natura profonda e la proietta oltre sé stessa, verso la Chiesa e la società. Una confraternita non vive concentrata sulle proprie tradizioni o attività interne, ma sente il bisogno di uscire, di andare incontro alle persone, portando il Vangelo là dove la fede è più fragile, la solitudine più evidente e la speranza più necessaria. La missione nasce dall’incontro personale con Cristo e si traduce in una testimonianza concreta fatta di preghiera, carità operosa e presenza discreta ma significativa nel territorio. Attraverso la missione, la confraternita diventa segno visibile di una Chiesa che si fa prossima, capace di ascoltare, accogliere e accompagnare, senza giudicare ma offrendo misericordia e sostegno. La missione rafforza anche il senso di appartenenza e di corresponsabilità: ogni confratello è chiamato a sentirsi parte attiva di un progetto, non spettatore per superare l’individualismo; lavorare insieme e mettere i propri doni al servizio del bene comune, rendendo viva la dimensione comunitaria della fede.

La missione di ciascuno di noi rinnova la confraternita stessa, rendendola capace di confrontandosi con le sfide del nostro tempo, stimolata a interrogarsi, ad aggiornare il proprio operato affinché si possa coniugare con la logica del Vangelo. In questo modo la confraternita può diventare non solo custode di una memoria preziosa, ma anche strumento attivo di evangelizzazione e di carità, capace di generare speranza e di costruire legami autentici nella comunità in cui opera.

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"A proposito di Confraternita"  


Riflessioni durante il cammino



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Dicembre 2025

La perdita, dolore infinito

Alla fine del 2025, ci siamo trovati a fare i conti con assenze che lasciano un vuoto profondo. La scomparsa di un caro amico, Vito Trentadue, che per me era come un fratello e iscritto da molto tempo alla nostra confraternita, è un dolore che va oltre l’affetto personale.

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Maggio 2025

Un amico sincero è per sempre

martedì 27 gennaio 2026

 

Caro amico mio, a trenta giorni dalla tua assenza il tempo non ha attenuato nulla: ha solo reso più chiaro quanto spazio occupi ancora nella mia vita. Ogni giorno mi accorgo che il tuo esserci non se n’è mai andato davvero, perché vive nei ricordi, nei gesti che ho imparato da te, nella forza che mi hai trasmesso senza neanche rendertene conto.

Grazie per tutto quello che hai fatto per me, per la tua presenza discreta ma costante, per le parole dette al momento giusto e per quelle non dette ma sempre sentite.

Grazie per la tua vicinanza autentica, per avermi sostenuto nei momenti di fragilità senza farmi mai sentire solo, per aver creduto in me anche quando io facevo fatica a farlo. Il tuo affetto era concreto, vero, fatto di attenzione, rispetto e di un bene profondo che non aveva bisogno di spiegazioni.

Mi manca il tuo modo di guardare il mondo, la tua capacità di dare peso alle cose che contano davvero, il tuo esserci con il cuore prima ancora che con le parole.

Mi manca sapere che potevo contare su di te, sempre. Ma, allo stesso tempo, ti sento ancora vicino, come una presenza silenziosa che accompagna i miei passi e mi ricorda chi voglio essere.

Porto con me la gratitudine immensa di averti avuto nella mia vita e l’impegno di custodire ciò che mi hai lasciato; continui a vivere nei miei pensieri, nelle mie scelte, nell’amore che non si spegne e che nemmeno la distanza più grande può cancellare.

Un amico sincero è per sempre: resta quando passa l’entusiasmo, ascolta quando le parole mancano, dice la verità anche quando è scomoda e cammina accanto senza chiedere nulla in cambio. È una presenza silenziosa ma fedele, capace di attraversare il tempo, le distanze e i cambiamenti senza perdere autenticità. In un mondo che corre e dimentica in fretta, l’amicizia sincera è una delle forme più alte e rare di amore.

 

Ciao Vito, un grande abbraccio, sempre e per sempre