Pier Giorgio Frassati

Pubblicato il 27 dicembre 2025 alle ore 00:01

PIER GIORGIO FRASSATI, IL SAN FRANCESCO DI TORINO

Un esempio di fede e carità nella vita di un giovane laico

marco pepe

 

Articolo pubblicato sulla rivista

Nuovi Orientamenti, n. 189 – dicembre 2025

 

Nel panorama dei santi che hanno lasciato un'impronta significativa nella storia della Chiesa, la figura di Pier Giorgio Frassati si distingue per la sua attualità. Conosciuto anche come il «San Francesco di Torino», non solo per la sua città natale, ma per la sua profonda spiritualità che richiama fortemente quella del «Poverello di Assisi», Frassati è stato un giovane che è vissuto tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. La sua vita, anche se breve, è stata orientata verso la gioia, la carità e l'impegno sociale, dimostrando in questo modo che la santità non è un traguardo irraggiungibile, ma una via percorribile nella quotidianità. Oggi, a quasi un secolo dalla sua morte, la sua figura continua a ispirare, offrendo spunti di riflessione, preziosi in un'epoca segnata da profonde incertezze. In un mondo frenetico, dove i legami si fanno sempre più fragili e legati soprattutto ai Social e l'impegno verso gli altri sembra svanire, la figura di Pier Giorgio Frassati si eleva come un faro di speranza. Già citato come patrono delle Confraternite e delle Giornate Mondiali della Gioventù (GMG) nel numero di luglio (Nuovi Orientamenti n. 188), la sua figura merita un approfondimento non solo per la canonizzazione da parte di papa Leone XIV, insieme a Carlo Acutis il 7 settembre scorso, ma anche per alcuni tratti distintivi della sua personalità che lo rendono un modello eccezionale per i nostri tempi.

Un esempio di santità, nella normalità
Nato a Torino il 6 aprile 1901, Frassati è morto a soli 24 anni per una poliomielite fulminante, dimostrando come la normalità e la santità possano coesistere, a differenza di quanto si pensava prima di Santa Teresa di Gesù Bambino, quando era convenzionalmente ritenuto che la santità fosse un ideale irraggiungibile per la gente comune. Essa era vista, infatti, come qualcosa che richiedeva atti straordinari, grandi penitenze o il completo ritiro dal mondo. Tuttavia, santa Teresa di Lisieux, pur vivendo in clausura, ha dimostrato che la santità può essere raggiunta attraverso la fedeltà e l'amore nelle azioni quotidiane.
Il leader socialista Filippo Turati, riferendosi alle doti umane di Pier Giorgio, lo descrisse come «un modello che può insegnare qualcosa a tutti; ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito che riempie di riverente stupore chi non condivide la sua fede». Ugualmente affascinato dalla sua personalità il vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti che, nella prefazione al libro di Vincenzo Sansonetti «Pier Giorgio Frassati. La gioia non avrà misura» (Edizioni Ares, luglio 2025), ha scritto: «Molti aspetti della sua figura e del modo di essere presente nel mondo, possono incrociare il cuore dei giovani di oggi».

La famiglia, l’infanzia e la formazione spirituale
Pier Giorgio nacque in una famiglia benestante, ma con alcune problematiche. Il padre Alfredo era un uomo d'affari di successo, agnostico, proprietario e direttore del quotidiano «La Stampa», amico di Giovanni Giolitti, da cui era molto stimato. Nel 1913 venne eletto senatore del Regno, il più giovane del suo tempo. La madre, Adelaide Ametis, era una cattolica praticante, molto formale. Il matrimonio fu infelice e, in alcuni casi, conflittuale fino al punto da giungere al termine subito dopo la morte del figlio. Quell'atmosfera di incomprensioni segnò la giovinezza di Pier Giorgio e di sua sorella Luciana. Nonostante gli studi del giovane Pier Giorgio non fossero proprio brillanti, la svolta nella sua formazione avvenne all'Istituto Sociale dei Gesuiti; egli aderì inoltre a diverse associazioni cattoliche coltivando una fede sempre più profonda. La sua passione per la lettura lo portò a studiare i classici e i Padri della Chiesa, come sant'Agostino, santa Caterina da Siena e san Tommaso. Tra i testi biblici, amava particolarmente la Prima Lettera ai Corinzi, in particolare l'«Inno all'Amore» del capitolo 13, che divenne una guida per la sua vita. Su consiglio del suo padre spirituale, a 17 anni, iniziò a ricevere l'Eucaristia quotidianamente. Il rapporto con la sorella Luciana era caratterizzato da una complicità tale che permise alla giovane di essere una testimone significativa della vita del fratello. Luciana ha scritto la biografia «Mio fratello Pier Giorgio, una vita mai spenta» (Effatà Editrice, 2022), un'opera di particolare interesse ai fini del processo di beatificazione.

L'impegno sociale e politico
Dopo il liceo, Pier Giorgio si iscrisse al Politecnico di Torino per studiare Ingegneria mineraria, in modo da essere più vicino ai minatori. Il suo impegno sociale non si fermò all'assistenza diretta, ma si estese anche alla politica. Nel 1919 si iscrisse alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) e l'anno seguente aderì al Partito Popolare di don Luigi Sturzo. Pier Giorgio era convinto che il cristiano dovesse impegnarsi attivamente nella società e nel suo tempo; manifestò apertamente la sua opposizione al Fascismo, tanto che una spedizione punitiva di camicie nere irruppe e devastò la casa di famiglia. Questa convinzione lo portò a una scelta radicale: entrò nel «Terz'ordine domenicano» e assunse il nome di «Fra Girolamo», in onore di Girolamo Savonarola, che considerava il suo ispiratore. Nel 1924 fondò la «Compagnia dei tipi loschi», un gruppo di amici che condividevano escursioni, preghiera e solidarietà grazie alla fede e all'amore per la montagna.

La carità nascosta
Una delle caratteristiche più evidenti di Pier Giorgio era la sua carità silenziosa e instancabile. Provenendo da una famiglia ricca, scelse di vivere in povertà, donando tutto ciò che aveva. La sua casa era spesso meta di poveri e bisognosi, che venivano accolti con generosità. Ci sono innumerevoli testimonianze delle sue opere di carità, spesso sconosciute persino alla sua famiglia. L’amore per l'Eucaristia non era solo un atto di devozione personale, ma la fonte che lo spingeva a servire i suoi fratelli; per questo amava ripetere: «Gesù mi fa visita con la comunione ogni mattina, e io gliela restituisco nel modo che posso: visitando i poveri».

La morte e il funerale
La vita di Pier Giorgio si concluse bruscamente il 4 luglio 1925. In una tragica coincidenza, si ammalò di poliomielite fulminante proprio nei giorni in cui la nonna materna stava morendo. A causa dell'attenzione dei famigliari rivolta alla nonna, la gravità della sua malattia non fu inizialmente compresa. Addirittura, la madre lo rimproverò pensando che la sua debolezza fosse una scusa per non partecipare al funerale. Solo alla fine, quando i medici specialisti diagnosticarono la malattia, si comprese la gravità della situazione.
In un gesto finale di incredibile altruismo, nonostante la malattia, Pier Giorgio scrisse un biglietto per un amico della San Vincenzo, preoccupato per le necessità dei poveri che assisteva. Il funerale, il 6 luglio, fu un evento che sconvolse la famiglia. Mentre l'interno della chiesa era pieno di amici e di personalità della politica e del giornalismo, all'esterno si era radunata una folla immensa di «disoccupati, abitanti delle soffitte, dei sotterranei, dei seminterrati, di anziani soli, di nullatenenti». Era il «suo» popolo, i poveri di Torino che piangevano la perdita di un amico.
Solo quel giorno, la famiglia Frassati comprese l'enormità del dono che avevano avuto in quel figlio! Come scrisse successivamente la sorella Luciana: «Dovevano perderlo per trovarlo».

La canonizzazione e le sue tappe
La canonizzazione di Pier Giorgio Frassati ha rappresentato un momento di grande gioia e significato per la Chiesa cattolica, in particolare per i giovani e le associazioni laicali a cui era profondamente legato. Pier Giorgio Frassati è stato dichiarato venerabile il 23 ottobre 1987 da Papa Giovanni Paolo II; la beatificazione è avvenuta il 20 maggio 1990 in Piazza San Pietro, ancora con Papa Giovanni Paolo II, che lo definì «l'uomo delle otto beatitudini», sottolineando la sua coerenza evangelica. La cerimonia di canonizzazione si è svolta il 7 settembre 2025, in piazza San Pietro a Roma, presieduta da Papa Leone XIV, e condivisa con Carlo Acutis, altro giovane modello di santità per il nostro tempo, definito l’«influencer di Dio». La canonizzazione ha ufficialmente riconosciuto il culto di Pier Giorgio Frassati a livello universale, proclamandolo santo e proponendo la sua vita come esempio per tutti i fedeli. Il significato della sua santità è un esempio concreto di come sia possibile vivere il Vangelo con radicalità, senza dover rinunciare alle passioni e agli impegni del mondo.
La cerimonia in piazza san Pietro, alla presenza di circa ottantamila fedeli giunti da ogni parte del mondo, è stata una festa per tutta la Chiesa, un tributo a un giovane che ha saputo vivere, con autenticità, il messaggio evangelico, confermandosi un «alpinista dello spirito», come disse di lui san Paolo VI, perché ha puntato sempre verso l'alto, verso Dio.

L'eredità di Pier Giorgio
La causa di beatificazione di Pier Giorgio, iniziata subito dopo la sua morte, fu rallentata da alcune testimonianze anonime, ma fu ripresa con vigore per volere di Paolo VI, che, quando era arcivescovo, aveva conosciuto il padre. Dopo un'accurata indagine, ogni dubbio fu dissipato e i testimoni confermarono la sua purezza e rettitudine. È emerso che, nonostante fosse innamorato di una ragazza, Laura Hidalgo, aveva rinunciato a confessarle i suoi sentimenti per non creare ulteriori tensioni in famiglia: sua madre si opponeva alla loro unione perché, per suo figlio, avrebbe preferito una ragazza «della buona società». Come ha affermato Papa Francesco, non è necessario essere sacerdoti o religiosi per essere santi. La sua vita ci insegna il valore del servizio, della carità discreta e dell'impegno sociale, dimostrando che la vera grandezza risiede nel dare sé stessi agli altri. Un uomo che ha davvero «vissuto e non vivacchiato».

Conclusione
In un mondo che spesso perde di vista i veri valori, l'esempio di Pier Giorgio Frassati ci ricorda l'importanza di vivere con un senso profondo di dedizione e altruismo. La sua vita ci invita a riconsiderare le nostre azioni quotidiane e a cercare modi significativi per servire gli altri. Abbracciando la sua eredità, possiamo trovare ispirazione per diventare non solo testimoni di fede, ma anche promotori di cambiamento nelle nostre comunità, soprattutto nelle confraternite, delle quali egli è il patrono. La strada verso la santità, quindi, la si ritrova nel servizio e nell'amore che offriamo e Pier Giorgio rimane una luce che illumina questo cammino.

mp

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