La violenza giovanile: crisi di ideali nella società dei nostri giorni
Secondo lo psicoanalista e saggista Massimo Recalcati, la nuova aggressività dei ragazzi non deriva da un senso di ribellione, ma dall'adesione a un sistema che promuove il guadagno e il successo immediato.
Giovani, valori e violenza: la nuova crisi del legame sociale
Siamo abituati a pensare alla violenza giovanile come a un atto di rottura, un grido di rivolta contro il sistema. Ma cosa succede se, guardando più da vicino, scoprissimo l'esatto contrario? La nuova aggressività degli under 30 non nasce dal desiderio di abbattere le regole, ma da una disperata e distorta volontà di aderirvi. In un mondo che celebra il guadagno facile, il successo immediato e il prestigio sociale a ogni costo, la violenza non è più un’ideologia: è l'ultimo strumento rimasto per scalare una gerarchia di valori svuotata di senso. È il paradosso di una generazione che, nel colpire il più debole, non fa che replicare — in modo brutale — i peggiori modelli del mondo adulto.
Nuova violenza giovanile e sistema dei valori
La recente aggressività tra i giovani non nasce da uno spirito di ribellione, ma dall’adesione a un sistema i cui unici valori sopravvissuti sono il guadagno facile, il successo immediato e il prestigio sociale. La violenza non viene più giustificata da ideali politici o ideologici, ma da una crisi dei valori e dalla predazione del più debole. L’unico ideale rimasto sembra essere la forza, che prende il posto del diritto
La violenza come fenomeno di gruppo
La violenza giovanile si manifesta spesso in gruppo, costituendo nuove forme di società con regole proprie, in contrasto con quelle della società più ampia, tradizionale. Ad ogni modo, questi gruppi non si oppongono realmente al sistema, ma piuttosto ne assorbono i valori predominanti, mostrando un bisogno di assimilazione degli aspetti meno edificanti
Il vuoto di senso e la crisi del legame sociale
Alla base delle manifestazioni di violenza giovanile vi è un profondo vuoto di senso, espressione del mondo degli adulti trasmesso alle nuove generazioni. In assenza di modelli credibili da parte degli adulti e di un’educazione al significato vero della vita, che vada oltre il consumismo e l’autoreferenzialità, si crea lo spazio per una violenza gratuita e immotivata.
La violenza autodistruttiva
Oltre alla violenza, esiste un lato più nascosto, quello dell’autodistruzione e dell’isolamento sociale. Molti giovani reagiscono chiudendosi e negando il mondo, finendo però anche per negare e danneggiare sé stessi, in una spirale di sofferenza invisibile.
Il ruolo della scuola e della cultura
L’alternativa fondamentale proposta è quella tra la legge della parola, che umanizza e limita la violenza, e la deriva che distrugge ogni tipo di valore. La scuola, come la cultura dovrebbero essere poste al centro della vita di tutti, educando le nuove generazioni alla comunicazione e al rispetto del diritto, costruendo e delineando una barriera chiara tra parola e violenza.
mp
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