Ascoltare i giovani

Pubblicato il 2 gennaio 2026 alle ore 23:28

Ascoltare i giovani: una sfida (anche) per gli adulti

giovedì 11 dicembre 2025


Quando si parla di giovani, ormai spesso il dibattito gira intorno a un punto: gli adulti li ascoltano abbastanza? Genitori, istituzioni, politica, società, tutti ripetono che «dovremmo ascoltare di più i giovani». Sarà davvero solo questa la soluzione? C’è del vero: il bisogno di ascolto è reale. Eppure, sembra che, più ce lo diciamo, più i giovani – e non solo perché crescono e cambiano – si chiudano, sfuggendo ai nostri tentativi di capirli. Forse perché le loro richieste si fanno più radicali o perché non trovano un reale spazio di confronto. Di certo non si può generalizzare: il mondo giovanile è ricco e sfaccettato. Ma il racconto collettivo ripete che «i giovani non vengono ascoltati» e allora, forse allora vale la pena cambiare prospettiva.
E se prima di ascoltare i giovani, iniziassimo ad ascoltare noi stessi? Come adulti, dovremmo chiederci cosa significa davvero esserci per le nuove generazioni. Forse non basta solo «ascoltare»: serve presenza, affidabilità, punti di riferimento. Essere presenti non vuol dire tornare al modello della mamma sempre a casa, ma far sentire ai ragazzi che casa c’è, la famiglia c’è, e fuori dalla porta esiste una comunità pronta ad accoglierli. Il primo passo è stabilire dei confini: i giovani devono confrontarsi tra loro e poi, se serve, rivolgersi agli adulti – ma a veri adulti, non a “ragazzi cresciuti” ancora insicuri. Ascoltare significa portare la voce fino alla coscienza, non solo alle orecchie. Serve confronto, dialogo, esempi. E oggi, in un mondo dove spesso si preferisce zittire l’altro, anche sui social, qualcosa si sta perdendo. Perfino negli ambienti ecclesiali, dove si riflette sull’ascolto e sulla spiritualità delle nuove generazioni, le figure adulte davvero capaci di esserci sono sempre più rare. Mancano il tempo e la presenza: due condizioni fondamentali.
Se la vocazione alla presenza adulta è in crisi, riempiamo questo spazio vuoto con forza morale e impegno. Il resto verrà. I giovani, oggi più che mai, fanno fatica a parlarsi anche tra loro, tra maschi, tra femmine, e ancor più nel confronto tra generi. Il rischio? Restare isolati in mondi sempre più chiusi, incapaci di costruire veri presidi di democrazia e confronto. Oggi più che mai c’è fame di giustizia, chiarezza su cosa sia bene o male, invece che su destra o sinistra. Il compito di trovare una direzione non è solo dei giovani: forse è quello degli adulti e dei genitori ad essere ora davvero difficile e impegnativo.

 

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