La violenza come via breve rispetto alla parola
La violenza come una scorciatoia che promette soddisfazione immediata, evitando la complessità del dialogo e della mediazione. Non deriva da impulsi primitivi, ma dal desiderio di aggirare la frustrazione e ottenere risultati senza ostacoli. In questo senso, la violenza si pone come alternativa rapida e semplificata alla fatica della comunicazione autentica.
Tra i giovani, la violenza assume una connotazione marcatamente individualistica e narcisistica, non è orientata a cambiare il mondo o a perseguire ideali collettivi, ma a imporsi sull’altro; l’altro viene percepito come rivale o intralcio, più che come interlocutore o soggetto con cui confrontarsi.
La psicoanalisi sottolinea che accettare limite e frustrazione è essenziale per diventare veramente umani; solo attraverso questa accettazione il desiderio può trasformarsi in qualcosa di generativo e trovare forme civili di espressione. Senza il riconoscimento del limite, il desiderio rischia di scivolare verso modalità distruttive o violente.
La società contemporanea è dominata dall’idea che tutto sia possibile, rendendo difficile trasmettere il valore educativo della frustrazione. La cultura della prestazione e dell’immediatezza alimenta l’illusione di poter evitare l’attesa, la fatica e il fallimento. In questo contesto, la violenza diventa una tentazione forte, una “via breve” paragonata all’allucinazione, perché entrambe promettono soddisfazione senza sforzo.
L’educazione dovrebbe insegnare a tollerare la frustrazione anziché eluderla. La parola, intesa non come moralizzazione ma come apertura, è indicata come vero strumento di umanizzazione.
Dove la parola circola e il limite è riconosciuto, la violenza perde il suo fascino seduttivo e la “via breve” non appare più come l’unica risposta alla frustrazione.
mp
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