QUARESIMA: TEMPO DA NON SPRECARE
Un cammino di verità, conversione e impegno fraterno.
La Quaresima torna ogni anno come un tempo forte, denso di silenzio e di domande, di essenzialità e di verità. Non è soltanto un periodo del calendario liturgico, ma un cammino che la Chiesa ci consegna perché possiamo rientrare in noi stessi e riscoprire ciò che conta davvero. È un tempo che chiede di essere vissuto, non semplicemente attraversato; accolto, non subito. Con queste riflessioni voglio sostare accanto ai personaggi della Passione di nostro Signore Gesù Cristo, figure che incontriamo nelle pagine del Vangelo e nella liturgia di questo tempo e del Triduo: Gesù nel deserto, il tentatore, la Samaritana, il cieco nato, Lazzaro, Pietro, Giuda, Pilato, la folla. Personaggi non come protagonisti lontani, o di una storia passata, ma come specchi nei quali riconoscere qualcosa dentro di noi. Ognuno di loro racconta una parte di noi stessi, magari quella che non riusciamo a riconoscere e ad accettare , una provocazione, una domanda rivolta alla nostra coscienza e alla nostra personalità. Cosa direbbe oggi la Samaritana alla nostra sete di verità? In quale misura Pietro o Giuda raccontano le nostre fragilità, le nostre paure, le nostre contraddizioni? E il deserto di Gesù, che cosa rivela delle nostre tentazioni quotidiane? E ancora: siamo proprio sicuri che Giuda sia il traditore per eccellenza?
La Quaresima, se vissuta autenticamente, non è un insieme di pratiche formali o di rinunce sterili, ma un tempo prezioso da non sprecare: un’occasione per incarnare il Vangelo nelle esigenze concrete della nostra vita, lasciando che la Parola illumini le nostre scelte, le relazioni, il modo di pensare e di agire. Sono convinto che ogni Quaresima ci conduca, anno dopo anno, in un luogo diverso del nostro cammino interiore. La viviamo con lo stato d’animo segnato dalle nostre sofferenze, dalle attese e dal tempo che stiamo attraversando. Per questo ogni Quaresima ha un sapore unico: un sapore da riconoscere, accogliere e gustare fino in fondo. Questo itinerario vuole aiutarmi proprio in questo: approfondire la Parola, molto densa di significato, per comprendere meglio me stesso, per dare forma a una conversione autentica, capace di trasformare la nostra interiorità e, di conseguenza, la nostra quotidianità, affinché questo tempo non resti “forte” solo sulla carta, ma diventi un tempo capace di curare il cuore dalle ferite nel cuore.
La Quaresima nella vita di ogni giorno: quando il deserto entra nelle nostre case
La Quaresima non è un tempo “straordinario” che riguarda solo la Chiesa o la liturgia. È un tempo profondamente umano, che si intreccia con la nostra quotidianità: con il lavoro, con le preoccupazioni familiari, con le malattie improvvise, con le attese, con le fatiche che non avevamo programmato.
Spesso pensiamo alla Quaresima come a un insieme di pratiche: digiuno, preghiera, carità. Ma in realtà la Quaresima è soprattutto un modo di leggere ciò che ci accade. È uno sguardo nuovo sulle fasi complicate della nostra vita. Quando attraversiamo momenti difficili — una malattia, un fallimento, una delusione, una solitudine inattesa — entriamo in un deserto. Ed è proprio nel deserto che il Vangelo colloca Gesù all’inizio della sua missione quindi non il luogo dell’abbandono, ma della verità. È nel deserto che cadono le illusioni, si ridimensionano le nostre sicurezze, emergono le domande vere e si sperimenta la fragilità. La Quaresima, allora, si adatta alla vita di tutti i giorni quando trasforma una prova in occasione di essenzialità; trasforma il silenzio in ascolto; trasforma la fragilità in affidamento; trasforma la sofferenza in solidarietà. Non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade durante il cammino, possiamo scegliere, però, come attraversarlo.
Il collegamento tra Quaresima e le fasi complicate della vita
Le difficoltà non sono un incidente di percorso della fede: sono il luogo in cui la fede diventa vera, intensa e convinta. La Quaresima ci invita a non fuggire dal dolore, ma a viverlo con uno sguardo fiducioso e denso di speranza, ben sapendo che la Croce, la morte, non sono l’ultima parola.
Il digiuno allora dona un senso al sacrificio; la preghiera diventa un dialogo nei momenti in cui non abbiamo risposte, la carità diventa condivisione concreta con chi soffre più di noi. In Quaresima non è necessario compiere cose straordinarie, ma ci chiede di vivere in modo più consapevole rispetto allo stile di vita che già adottiamo.
Conversione e carità: il cammino della Confraternita
Vivo da molti anni ormai l’esperienza di far parte della Confraternita del Santissimo Sacramento, una realtà ricca di significato e impegno liturgico. far parte di questo tipo di sodalizio molto spesso suscita diverse domande che nel periodo della Quaresima, soprattutto durante la celebrazione del Triduo Pasquale pongono interrogativi sul senso da dare a questa meravigliosa esperienza.
In questo spazio, abitato dalla preghiera, dalle esperienze comunitarie, dalle discussioni sui temi che interessano la spiritualità emerge forte il desiderio di sentirsi utile alla Comunità, essere protagonista del miglioramento delle condizioni di chi ha bisogno, essere luce per chi vive nella povertà che non è solo economica ma anche e soprattutto relazionale. Tutto questo confluisce nella consapevolezza che in questo tempo forte come questo, la Confraternita può e deve diventare un segno visibile di speranza e accompagnamento: non solo attraverso i riti, ma assumendo uno stile che deve identificarla. Si possono creare momenti di ascolto: spazi semplici in cui chi attraversa un momento difficile possa sentirsi accolto, non giudicato. Si può intensificare la preghiera comunitaria, soprattutto per i malati, per le famiglie in difficoltà, e per chi vive solitudini nascoste. Da non dimenticare, assolutamente, le opere concrete di carità, anche piccole ma costanti: una visita, una telefonata, un sostegno discreto. Offrire catechesi o riflessioni quaresimali che aiutino a leggere cristianamente la sofferenza e la prova. Educare tutti alla fraternità vera, quella che non si limita alla processione o al rito solenne, ma si traduce in prossimità reale verso chi soffre, verso chi si aspetta un sorriso, verso chi si aspetta la solidarietà umana.
Infine, va sfatato un luogo comune: la Quaresima non è un tempo triste, ma un tempo vero. È il tempo in cui si si riconoscono le proprie fragilità e si riscopre l’essenziale. Se la Confraternita vive con autenticità questi quaranta giorni, può diventare per molti un cireneo: qualcuno che aiuta a portare la Croce senza proclami, senza visibilità cercata, ma con una presenza discreta e una compassione silenziosa.
Buon cammino quaresimale a noi tutti.
mp
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